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Arti Marziali e violenza. Ma quale?

Da un Maestro di Karaté riceviamo la seguente lettera, come risposta all’invito a diventare un inserzionista nella nostra pagina dedicata alle Arti Marziali:

Ho preso visione della vostra mail e del vostro sito. Il direttivo AKASHIDO vi ringrazia del l’opportunità ma la vostra politica è assolutamente in antitesi con la nostra . Per noi non esistono distinzioni su chi commette un reato o una violenza perché ciò che condanniamo è la violenza in quanto tale. Cerchiamo di trasmettere valori di integrazione e tolleranza e di rispetto per il prossimo senza alcuna distinzione di etnia orientamento religioso o sessuale pertanto decliniamo la vostra proposta 

Distinti saluti

S P

Non è la prima volta che riceviamo risposte analoghe e, purtroppo, non sempre educate e civili come quella sopra riportata. Pertanto ho deciso di rispondere con questo post, ringraziando il Maestro che ha scritto e che me ne ha dato l’opportunità.

Concordo in linea di massima con quanto espresso nella lettera missiva: indiscutibilmente le Arti Marziali vanno praticate anzitutto per il loro potenziale educativo e di rifiuto della violenza, ma solo di quella gratuita o aggressiva. “Condannare la violenza in quanto tale”, senza distinguere se è offensiva o difensiva, significa utilizzare un concetto apparentemente molto bello, ma in realtà privo di contenuto reale. Qualsiasi Maestro o praticante, infatti, sa benissimo che il ricorso alla violenza viene ammesso nelle Arti Marziali, anzi incoraggiato, allorché volto a difendersi o a proteggere gli indifesi. Quali sono, per l’appunto, le vittime degli stupri di cui tratta questo sito. In altre parole: farsi schermo con contenuti nobili per rifiutarsi di guardare la realtà, significa chiudersi in una torre d’avorio, tanto comoda quanto soporifera. Senza trascurare un altro concetto fondamentale: gran bella cosa il pacifismo, ma allorché ci inibisce dal proteggere le vittime di soprusi, sfocia inevitabilmente nella codardia.

Lo stesso ragionamento vale per un altro concetto espresso nella lettera: “senza alcuna distinzione di etnia orientamento religioso”: altro concetto nobilissimo, in teoria, ma che mette le religioni in un unico calderone, senza scomodarsi a ponderare se sono davvero tutte uguali o ce ne siano alcune che si distinguono per un maggiore tasso di intolleranza. E che l’Islam non sia certo una religione tollerante lo dimostrano alcuni versetti del Corano che, per comodità del lettore, val la pena riportare qua sotto, tralasciando l’ormai arcinota inferiorità giuridica della donna sancita dal sacro Libro dell’Islam:

Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono.

(II, 190)

Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti.

(II, 191)

Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa, che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete.

(II, 216)

Combattete sulla via di Allah e sappiate che Allah è audiente, sapiente.

(II, 244)

Solo dissero: “Signore, perdona i nostri errori e gli eccessi che abbiamo commesso, rinsalda le nostre gambe e dacci la vittoria sugli infedeli”.

(III, 147)

O voi che credete! Preparatevi e poi partite in missione a gruppi o in massa.

(IV, 71)

Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l’altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso, daremo presto ricompensa immensa.

(IV, 74)

La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso.

(V, 33)

Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah. Se poi smettono… ebbene, Allah ben osserva quello che fanno.

(VIII, 39)

Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso.

(IX, 5)

Combatteteli finché Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro, guarisca i petti dei credenti

(IX, 14)

Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo*, e siano soggiogati.

(IX, 29)

Quanto all’emigrazione, Allah prescrive di combattere, mica di integrarsi:

In verità coloro che hanno creduto e sono emigrati, e hanno lottato con i loro beni e le loro vite per la causa di Allah e quelli che hanno dato loro asilo e soccorso, sono alleati gli uni agli altri. Non potrete allearvi con quelli che hanno creduto, ma che non sono emigrati, fino a che non emigrino. Se vi chiedono aiuto in nome della religione, prestateglielo pure, ma non contro genti con le quali avete stretto un patto. Allah ben osserva quel che fate.

(VIII, 72)

Coloro che hanno creduto, sono emigrati e hanno combattuto sulla via di Allah; quelli che hanno dato loro asilo e soccorso, loro sono i veri credenti: avranno il perdono e generosa ricompensa.

(VIII, 74)

Coloro che in seguito hanno creduto e sono emigrati e hanno lottato insieme con voi, sono anch’essi dei vostri, ma nel Libro di Allah, i parenti hanno legami prioritari gli uni verso gli altri. In verità Allah è onnisciente!

(VIII, 75)

Coloro che credono, che sono emigrati e che lottano sul sentiero di Allah con i loro beni e le loro vite, hanno i più alti gradi presso Allah. Essi sono i vincenti.

(IX, 20)

Aggiungo che, in ogni Sura, viene garantito l’Inferno, con dettagliate descrizioni di atroci tormenti, non per coloro che compiono il male, ma per coloro che non credono, fossero pure dei santi.

Dulcis in fundo, riporto il versetto che, interpretato in senso letterale, autorizzerebbe le molestie e lo stupro ai danni delle donne infedeli:

O Profeta, di’ alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate. Allah è perdonatore, misericordioso.

(XXXIII, 59)

Come si possa continuare a definire l’Islam una religione di pace rimane francamente un mistero, neppure se si invocasse il concetto di “Pax islamica”: sono quasi 1500 anni che Sciiti e Sunniti si combattono spietatamente, tanto che, ancora oggi, i rapporti tra Iran e Arabia Saudita sono costantemente sul filo del rasoio.

Per tornare al problema degli stupri di massa, basterà dare un’occhiata anche solo di sfuggita alla Rassegna Stampa di questo sito per rendersi conto che il tasso di violenze contro le donne, da parte di immigrati islamici (regolari o clandestini poco importa), è spaventosamente elevato, tanto da evidenziare un rapporto di innegabile causa effetto con la “cultura” e l’ideologia della quale sono portatori. A tutto ciò va poi aggiunto: lo spaccio di droga, i furti, il degrado urbano che ne consegue e, soprattutto, gli attentati terroristici, spesso ipocritamente derubricati come atti di “follia”.

Credo sia la prima volta nell’intera storia dell’umanità che milioni di persone, appartenenti a una cultura diversa dal nostra, vengono da noi accolte con tutto il possibile rispetto, ricevendo case, moschee, lavoro, cure mediche, benessere, scuole, dignità culturale e chi più ne ha più ne metta. Eppure, nonostante ciò, veniamo ripagati con spaccio di droga, stupri ai danni delle nostre donne, violenza gratuita ed endemica, camion che falciano decine di uomini, donne e bambini al grido di “Allah Akbar” e bombe che esplodono maciullando civili inermi e innocenti.

Qualsiasi persona di buonsenso ammetterebbe che QUI c’è qualcosa che non torna e se tutto ciò non è definibile come un attacco bellico alle nostre vite e alla nostra civiltà, allora come lo vogliamo definire?

Come un simpatico e civile scambio di opinioni?

E se non abbiamo il diritto di difenderci quando siamo aggrediti, allora quando lo possiamo fare?

Dunque a che cosa servono le Arti Marziali e le più nobili filosofie ad esse sottese, se, in nome di ideali astratti, sviano la nostra attenzione dal confronto con la realtà?

Un’ultima cosa, tutt’altro che secondaria: il Maestro che ci ha scritto insegna Karatè, Arte Marziale giapponese originaria di Okinawa. Dunque, il Maestro dovrebbe sapere che i Giapponesi (e questo fa loro onore, sia ben chiaro), sono il popolo più restio ad accogliere immigrati e tanto meno a concedere loro la cittadinanza: per ottenerla, dopo anni di permanenza in loco nel più rigoroso rispetto delle leggi, è necessario sostenere un difficilissimo esame di lingua giapponese che, mediamente, viene superato da un candidato su 500.

Altrimenti come si spiegherebbe che cinesi e filippini, distanti poche centinaia di Km dal Giappone, emigrano in tutto il mondo ma non certo nella terra dei

Samurai? Figuriamoci poi se si azzardano a salire su dei barconi per invaderla illegalmente!

Impariamo dalla dignità del popolo del Sol Levante, non come certi italioti che

vorrebbero regalare diritti e cittadinanza a tutti quelli che sbarcano da noi: prego, Signori, accomodatevi pure, fate come se foste a casa vostra e, già che ci siete, sodomizzate pure le nostre madri, mogli, figlie e sorelle!

“Rebus sic stantibus”, concludo con un simpatico consiglio per il Maestro che mi ha scritto: provi ad andare in Giappone a insegnare ai suoi abitanti i “valori di integrazione e tolleranza e di rispetto per il prossimo senza alcuna distinzione di etnia orientamento religioso”, che ha esposto con tanta enfasi nei nostri confronti. E magari, già che c’è, provi a incoraggiarli a farsi invadere da milioni di immigrati clandestini che, spesso, sono titolari di un cervello da trogloditi.

I nostri migliori Auguri, ne avrà davvero bisogno!..

 

Aggiornamento del 16 – 5 – 2019

A integrazione e sostegno di quanto scritto sopra sul Giappone e gli immigrati, riporto due articoli recenti (il secondo è un comunicato stampa dell’ANSA di poche ore fa) che dimostrano come le leggi giapponesi siano rigidissime quando si tratta di importare manovalanza straniera, anche in caso di necessità:basti dire che il numero dei lavoratori stranieri è rigidamente fissato e il permesso di soggiorno dura solo cinque anni, dopodiché si ritorna a casa.

https://www.lavoce.info/archives/57657/giappone-in-cerca-di-immigrati-ma-quali/

Questo breve comunicato stampa ANSA di oggi dimostra come i giapponesi, prima di far entrare nel loro Paese lavoratori stranieri, preferiscano assumere gli anziani, anche quelli già pensionati.

C’è bisogno di ulteriori commenti?

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/05/16/giappone-abe-assumere-gli-anziani_b7b3dc78-27a7-43b2-9df8-4229eba2b284.html

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