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Carola Rackete, intossicata dal senso di colpa.

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Carola Rackete è la Capitana tedesca della nave Sea Watch, diventata famosa per il suo tentativo di forzare il blocco imposto alla nave dal Governo italiano.

Giovane, di buona levatura culturale, treccine Rasta (che la dicono lunga sul suo desiderio di africanizzazione) e assai determinata, Carola ha dichiarato di essersi convertita alla causa dell’immigrazionismo perché, parole sue:

 «La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità».

Una scelta assai nobile, però solo in apparenza, perché fa un po’ a pugni con gli stipendi pagati a questi “volontari” delle ONG, tra i 1500 e i 2000 € mensili, che farebbero gola a qualsiasi operaio che si sbatte per mantenere la propria famiglia, come si evince da questo articolo:

https://www.quotidiano.net/cronaca/carola-rakete-chi-e-stipendio-1.4666920

Sorvoliamo anche sul fatto che, se proprio si vuole aiutare il Terzo Mondo, lo si può fare direttamente in loco, senza portarlo da noi, con tutte le problematiche socio-economiche e di inserimento culturale che questo comporta. Ci sono tanti volontari che vanno a compiere a loro missione direttamente in Africa, sviluppando progetti di assistenza e di crescita economica molto più efficaci per risolvere i problemi dei Paesi in via di sviluppo.

Ah già, ma è troppo pericoloso: ogni tanto ne rapiscono qualcuno, come è successo alla cooperante Silvia Romano che non si sa più che fine abbia fatto,

https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/rapimento_kenya_silvia_romano_garissa_vescovo_miliziani_islamici_somalia_ultime_notizie-4467058.html

oppure lo uccidono direttamente, come è capitato al fiorentino David Solazzo a Capo Verde:

https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/david-solazzo-1.4575188

Il che, sia detto per inciso, la dice lunga sul progetto di invasione islamica sotteso alle migrazioni di massa: i nostri tentativi di far decollare l’economia del Terzo Mondo, fermando così alla radice i flussi dei migranti, vengono brutalmente stroncati, mentre il loro continuo afflusso da noi è incoraggiato con ogni mezzo, complici una certa Chiesa, una certa magistratura e queste ONG piene di buone intenzioni, utili a lastricare la strada del futuro inferno multietnico europeo.

Insomma, molto meno rischioso far arrivare migliaia di “migranti” da noi: si viene ben pagati, si fa la figura degli eroi un tanto al Kg e, una volta diventati famosi, un posto da deputato in qualche partito di sinistra non te lo leva nessuno!

Me la vedo già, la Carola, tuonare contro le ingiustizie del mondo da qualche scranno dei Verdi al Bundestag o al Parlamento Europeo!…

E’ la solita, repellente logica dell’eroismo facile e non rischioso, propagandata dalla sinistra sessantottina: la stessa che Pasolini, assai lucidamente, aveva denunciato quando rilevava che i veri proletari, i poliziotti, venivano picchiati dai finti proletari, ovvero dai figli di papà che giocavano a fare la rivoluzione.

La stessa logica, sia detto ancora per inciso, che spinge migliaia di giovani in piazza per salvare il mondo dal riscaldamento globale, animati dal più becero fancazzismo scolastico, propugnato dall’eroina ecologista di turno, “Gretina” Thunberg.

Tuttavia, non mi interessa tanto mettere in rilievo le scelte di comodo di questi eroi da talk show, quanto analizzare la molla ideologica che è alla loro base, molto ben evidenziata dalle parole di Carola Rackete: si tratta del senso di colpa nei confronti del Terzo Mondo e di odio verso l’Occidente, un veleno che viene instillato nella mente dei giovani da legioni di insegnanti, a partire dalla scuola dell’obbligo fino all’Università, dai film di Hollywood, dalla retorica dei cantautori pacifisti alla Bob Dylan, da tutta una “cultura” inguaribilmente manichea, che criminalizza sempre e comunque “il bianco” per santificare “il nero”. Una retorica che vede solo i mali del colonialismo dimenticandosi che non è stato sempre uguale dappertutto: democrazia, civiltà giuridica, sviluppo tecnologico e scientifico, indispensabili per il decollo dei Paesi del Terzo Mondo, sono, bene o male, un lascito dell’Occidente, laddove altre forme di colonialismo (penso in particolare a quello ottomano), hanno solo portato corruzione, sfruttamento e sottosviluppo.

La signorina Rackete, e quelli come lei, dimenticano, a proposito della corruzione, che questa è la malattia più grave di cui soffre l’Africa: un cancro capillare e rapace che spalanca le porte allo sfruttamento delle multinazionali e che nulla lascia alle popolazioni locali. Una malattia endemica funzionale solo a riempire i forzieri dell’élite parassitaria che malgoverna il proprio Paese, ma pronta a scaricare sull’Occidente le colpe dei suoi furti e fallimenti.

A questo male primario vanno poi aggiunti i conflitti religiosi e tribali che tuttora insanguinano l’Africa, come puntualmente ci ricordano le stragi di Boko Haram in Nigeria o il genocidio del Ruanda tra Tutsi e Hutu. Un massacro a colpi di machete di circa un milione di persone che ha parecchie cose da insegnarci: le tensioni etniche e razziali tra le due etnie furono sì alimentate dal colonialismo belga, probabilmente nel nome del “divide et impera”, ma vennero poi prontamente assimilate dalle popolazioni locali. Segno evidente che la malapianta del razzismo non si radica solo tra i bianchi sempre cattivi e sfruttatori, ma è una propensione alla quale nessun popolo è immune.

Un virus, quello del razzismo, che gente come la Rackete (a proposito: ”Nomen Omen”, in quanto complice del racket degli immigrati), sta tentando di inoculare a viva forza nel corpo dell’intera Europa, peraltro con risultati fallimentari, a giudicare da come sono andate le ultime elezioni.

Non si lamenti dunque, la Comandante della Sea Watch, se i sovranisti stanno andando al potere ovunque in Europa e se la gente si sta incattivendo nei confronti dei “negri” e dei “diversi”: è soprattutto colpa sua e di quelli che la sostengono e la finanziano, perché stanno facendo lo stesso errore che i Belgi hanno commesso in Africa, ovvero creare i presupposti per divisioni e conflitti che trasformeranno l’Europa in un nuovo, gigantesco Ruanda.

O, se si preferisce, soggiogare il nostro continente al tanto vituperato colonialismo, ma di segno opposto: barbaro e infinitamente peggiore di quello che noi abbiamo imposto alle vecchie colonie.

Segnalo questo splendido articolo di Giovanni Sallusti che, in modo magistrale, ricorda ai lettori cosa significhi la Civiltà Occidentale, tanto odiata dalla Rackete e da tutti quelli come lei: sono solo “odiatori di sé”, traditori della propria cultura, svenduti per trenta denari al peggior terzomondismo cialtrone e straccione.

https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13478455/sea-watch-segreto-carola-rackete-cosa-nasconde-capitana-nave-ong.html

La Capitana Carola Rackete.

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