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Il razzismo? Eccolo qua, quello vero.

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Dunque, riassumiamo: nei giorni scorsi la stampa e i notiziari web sono stati letteralmente inondati dalle foto di Daisy Osakue, l’atleta di origine nigeriana colpita da un uovo lanciato da un branco di cretini, con ben in evidenza l’occhio coperto da una vistosa medicazione. La stampa prona al politically correct e i leader dei partiti di sinistra hanno subito lanciato l’allarme razzismo e la giornalista palestinese Rula Jebrael si è spinta ancora più in là, scrivendo che la ragazza era stata “massacrata da un branco di neonazisti”.

La polemica è stata rinfocolata anche dalla stessa Daisy, che ha dichiarato di essere stata colpita in quanto nera, e da suo padre, che ha addirittura ipotizzato di lasciare l’Italia per via della sua ormai inarrestabile deriva razzista.

I toni, però, si sono subito abbassati quando è risultato che altre persone, tutte bianche e di qualsiasi età, erano state oggetto del bersaglio di uova (si veda il mio post precedente, sempre sullo stesso argomento), ma soprattutto quando si è scoperto che l’autore del gesto, dal lui stesso definito “una goliardata”, era il figlio di un consigliere comunale del PD, cioè di quel partito che ha fatto della battaglia al razzismo un marchio di fabbrica ideologico.

Ma non basta: è saltato anche fuori che il padre di Daisy ha avuto precedenti penali per sfruttamento della prostituzione di ragazze nigeriane, per rapina e per tentato omicidio: in altre parole l’uomo che ha accusato gli italiani di razzismo, era il primo che sfruttava le sue connazionali “di colore”, pare con la complicità della madre di Daisy e in combutta con la famigerata mafia nigeriana:

http://m.dagospia.com/il-padre-di-daisy-osakue-condannato-per-prostituzione-notizia-che-non-sarebbe-uscita-se-180315

Sia ben chiaro: qui non si intende ridicolizzare Daisy, una ragazza che , nonostante il difficile contesto famigliare nel quale è cresciuta, ha saputo costruirsi con i suoi risultati sportivi una bella reputazione. Purtroppo però lei per prima è stata travolta dal suo stesso vittimismo e da una storia che ha finito per ritorcersi anche contro la sua famiglia e la stampa asservita al politically correct.

Ma qui mi preme soprattutto ricordare, a Daisy, ai suoi urlanti avvocati difensori e a tutti gli italiani, che cos’è il vero razzismo, e lo faccio con due foto postate accanto a quella della ragazza: la più tremenda ritrae il cadavere, ormai carbonizzato, di Jesse Washington, un ragazzo afroamericano linciato e bruciato ancor semivivo dalla folla inferocita, perché accusato (se a torto o a ragione non fu mai chiarito) di aver stuprato e ucciso una donna bianca. Per i dettagli di questo orrore invito il lettore a cliccare nel link sottostante:

https://it.wikipedia.org/wiki/Linciaggio_di_Jesse_Washington

L’ultima foto invece ritrae un sudafricano che incita allo sterminio contro i bianchi, già in atto nel suo Paese, e del quale i media non parlano quasi mai: eppure gli attacchi ai contadini boeri e l’espropriazione delle terre da parte del fallimentare governo controllato dall’ANC stanno convincendo migliaia di bianchi a lasciare il Sudafrica, destinazione Russia e Australia:

http://www.ilpopulista.it/news/15-Marzo-2018/24471/caccia-al-bianco-in-sudafrica-l-australia-accogliera-i-perseguitati.html

https://www.interris.it/esteri/cos-la-russia-accoglie-i-bianchi-perseguitati-dai-neri

Ma di questo razzismo alla rovescia, o perfino di quello che è stato il VERO razzismo contro i neri, i media non parlano mai, preferendo rintronare i lettori con la foto di una benda sull’occhio di una bella ragazza afro-italiana.

Sembrerebbe davvero che il baratro del ridicolo non sia mai abbastanza profondo, per la cosiddetta “informazione”, in Italia come nel resto d’Europa.

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