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Integrare i Rom: una proposta di buon senso.

Scriveva Goethe nel suo splendido “Viaggio in Italia” che, a Palermo, i rifiuti venivano tranquillamente buttati dalla popolazione in mezzo alla strada: a smaltirli ci pensavano cavalli e carrozze che li riducevano in poltiglia. Evidentemente il tempo in mezza Italia si deve essere fermato se, da anni ormai, i rifiuti rappresentano un’emergenza che ferisce profondamente Napoli e ora anche Roma, le bellissime città che entusiasmarono il grande scrittore tedesco.

Non mi interessa entrare nel gioco dei rimpalli delle responsabilità di questo scempio, lo stanno già facendo i politici mentre la spazzatura marcisce al sole, dico però che forse una soluzione potrebbe trovarsi.

Basterebbe distribuire i rifiuti nei campi Rom e obbligare i loro abitanti, se vogliono guadagnarsi il diritto a viverci, ad effettuare la separazione della spazzatura indifferenziata, ovviamente con tutte le garanzie di igiene e sicurezza del caso. Non vedo nulla di scandaloso in tutto questo, dato che i campi nomadi sono spesso e volentieri trasformati dai loro stessi inquilini in discariche a cielo aperto. Inoltre, non ci vorrebbe granché a realizzare questo progetto: basterebbe un capannone, un nastro trasportatore con attorno persone che, con guanti e mascherina, anche per poche ore al giorno, inizino a separare i rifiuti, gettandoli in bidoni per la differenziata. Una specie di catena di smontaggio della monnezza, insomma, che produrrebbe plastica, legno, metallo, carta, vetro e scarti organici finalmente separati dalla massa informe che oggi rappresenta l’incubo di un’intera città. A portarli via dai centri di separazione ci penserebbero i camion delle aziende che si occupano del riciclaggio di tali materiali, e sarebbero decine di tonnellate al giorno per ogni campo Rom.

Per la cronaca: una tonnellata di carta recuperata dai rifiuti viene pagate dalle cartiere che poi la riciclano fino a cento Euro, per l’alluminio si parla addirittura di svariate centinaia di euro a tonnellata, circa la metà per il ferro, mentre per il vetro il costo della materia prima riciclata varia in base al colore o alla sua purezza. Quanto alle plastiche, ormai stanno nascendo aziende che le trasformano in carburante per motori diesel, praticamente riconvertendole in petrolio:

https://www.money.it/Benzina-dalla-plastica-riciclata

Gli scargi orgnici, infine, sono in grado di produrre ottimo compost per l’agricoltura e biogas, ovvero metano da bruciare per ottenere riscalamento o energia elettrica.

Affidare illavoro di riciclaggio ai nomadi sarebbe dunque un ottimo sistema per educare finalmente questa gente al lavoro e iniziare un serio percorso di inserimento nella società, oltretuto assai redditizio: una volta che avessero capito quanti soldi si possono fare sfruttando la miniera a cielo aperto dei rifiuti, a partire da quelli che circondano i loro accampamenti, sono sicuro che la stragrande maggioranza dei Rom smetterebbe di vivere di furti e di espedienti e si butterebbe in un business utile all’intera società, oltre che a loro.

Alle solite anime belle della sinistra, che dovessero gridare alla discriminazione nei confronti dei “fratelli Rom”, ricordo che al Cairo, gli Zabbalin, quasi tutti cristiani Copti, hanno messo in piedi una vera industria del riciclaggio dell’immondizia, guadagnandosi la stima della popolazione della più popolosa città africana, nonostante le barriere religiose che dividono i Copti dai Musulmani:

https://it.wikipedia.org/wiki/Zabbalin

A quanto sopra aggiungo solo un’ultima proposta: quest’esperimento dovrebbe coinvolgere anche i detenuti, che intasano le galere in condizioni spesso disumane e ci costano milioni di euro senza dare nulla in cambio. Per il loro lavoro di riciclaggio potrebbero ottenere un meritatissimo sconto della pena, invece delle solite amnistie concesse per decongestionare le nostre carceri. Anzi, inizierei proprio a mettere guanti e mascherina ai detenuti della Camorra, che sui rifiuti partenopei specula e spadroneggia da una vita, scaricandoli nella “Terra dei Fuochi” e perfino nel Veneto, come la cronaca recente ci informa.

A seguire, i detenuti extracomunitari, oltre la metà di tutta la popolazione carceraria, per i quali vale lo stesso discorso fatto sui Rom: li abbiamo accolti, ci hanno ricompensato con violenze e reati, vengono tuttora mantenuti nelle patrie galere a spese nostre, e allora che si guadagnino finalmente la pagnotta!

Alternative migliori non ne vedo, a meno di non buttare tutta la spazzatura nel Duomo di Napoli e implorare S. Gennaro di farla sparire con un bel miracolo.

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