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La “Legge Mancino” va abrogata, o almeno emendata.

Ha destato molto scalpore, circa un mese fa, l’esternazione del Ministro della Famiglia della Lega Nord Lorenzo Fontana, che attaccava a testa bassa la c.d. “Legge Mancino”, chiedendone l’abrogazione. L’opposizione, stracciandosi le vesti per l’indignazione, ha addirittura invocato le dimissioni del Ministro. Salvini, d’accordo con lui, ha dovuto fare orecchie da mercante e affossare la proposta, per non compromettere i fragili equilibri politici con gli alleati di governo pentastellati, contrari all’abrogazione.

Per chi non lo sapesse, la legge venne approvata nel 1993, su proposta dell’allora Ministro degli Interni Nicola Mancino, per contrastare e sanzionare episodi di razzismo e violenza interetnica, giustamente considerati inaccettabili in una società sempre più multiculturale:

https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Mancino

Ma allora perché chiederne l’abrogazione, come, altrettanto giustamente, è stato proposto dal Ministro Fontana?

Rispondo con le sue stesse parole:

“Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”

https://www.repubblica.it/politica/2018/08/03/news/razzismo_fontana_legge_mancino-203291231/

In altre parole, la legge, nel corso degli anni, è stata purtroppo invocata da una certa stampa e applicata da una certa magistratura quasi sempre a favore degli immigrati e contro gli italiani, in modo addirittura sproporzionato e discriminatorio, come dimostrano anche recentissimi fatti di cronaca: l’episodio dell’uovo tirato in faccia all’atleta di origine nigeriana Daisy Osakue, una squallida bravata ad opera di bulletti cretini, è stato subito stigmatizzato come “pestaggio nazi-fascista”, proprio perché “aggravato dall’odio razziale”. Peccato però che nessuno, giornalista o magistrato che sia, si sia posto il problema di invocare l’aggravante dell’odio razziale per le centinaia di stupri interetnici documentati nella pagina “Rassegna Stampa” di questo stesso sito. Stupri che vedono quasi sempre come vittime le donne italiane o europee violentate e non di rado uccise da immigrati extracomunitari.

Così come, per reati ancora più gravi, non si è mai parlato di odio razziale in occasione di mattanze come quelli del ghanese Kobobo, che ha picconato a morte quattro persone a Milano, o della macellazione di Pamela Mastropietro. Eppure lo stesso Kobobo, una volta arrestato, ammise di aver ucciso spinto dall’odio nei confronti dei bianchi.

E che dire di Bello Figo, un sedicente “rapper” che ha la stessa valenza artistica di una scimmia urlatrice ossigenata, che pubblica “canzoni” (?) dal chiaro contenuto razzista e offensivo nei confronti delle donne italiane:

https://www.youtube.com/watch?v=Uc3bAXPPAdw

Possibile che nessun magistrato o femminista trovi razzista e sessista un testo che degrada le ragazze italiane al ruolo di “fighe bianche”?

Mi fermo qui con gli esempi e torno alla “Legge Mancino”, della quale riporto qui l’articolo più controverso:

L’art. 1 (“Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”) dispone quanto segue: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, […] è punito:

  • a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
  • b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

( https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Mancino )

Ora, al di là della strumentalizzazione che la stampa e la magistratura ne hanno fatto, appare subito evidente che il testo in questione è ambiguo e presta il fianco ad interpretazioni univoche e grossolane.

Per es, là dove la legge parla di “violenza o atti di provocazione alla violenza”, non si precisa se si tratti di violenza offensiva o difensiva. Distinzione necessaria, perché quest’ultima è considerata legittima dal Codice Penale, con la sola limitazione di una reazione proporzionata all’offesa ricevuta:

Art. 52 Codice Penale. Difesa legittima. Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Pr fare un esempio, in base alla Legge Mancino anche questo sito potrebbe essere messo sotto accusa, dato che giustifica la legittimità dell’uso delle armi da fuoco nell’ambito della difesa domestica da ladri o stupratori, che è poi quanto propone la Lega Nord nella sua agenda di governo:

https://wedaretoo.org/it/strumenti-di-autodifesa/

Ma c’è un altro passaggio della legge sul quale vale la pena soffermarsi per evidenziarne l’ambiguità: quello nel quale commette reato chiunque propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico”. D’accordo per l’odio che va combattuto, ma quando si parla di superiorità il discorso si fa più complesso: che piaccia o no esistono ambiti nei quali la superiorità di alcune razze risulta evidente, soprattutto nello sport. Si pensi ad es. all’atletica, nella quale i neri sono avvantaggiati per ragioni morfologiche e dunque genetiche. Piaccia o no ai fautori del politically correct, penso sia difficilissimo, se non impossibile, vedere un giapponese schierato accanto a Bolt e agli altri mostri sacri della corsa sulla linea di partenza dei cento metri!

Stessa cosa per quanto riguarda il livello di intelligenza dei grandi gruppi razziali, dove la situazione si capovolge: tutti gli studi scientifici sulla distribuzione mondiale dell’IQ vedono primeggiare i popoli dell’Estremo Oriente, mentre i neri africani sono agli ultimi posti:

https://www.altreinfo.org/riflessioni/12139/la-mappa-del-quoziente-intellettivo-%C2%A7nel-mondo-e-il-q-i-intelligenza-medio-degli-italiani-alba-giusi/

Di passaggio: ricordo che anche solo l’uso della parola “razza” viene scioccamente considerato sinonimo di razzismo dagli intellettuali di sinistra, come ci ha ricordato il caso recente di un altro illustre Fontana della Lega Nord, Attilio, Governatore della Lombardia, attaccato per aver osato parlare di “difesa della razza bianca”. Eppure gli studi più recenti sulla genetica delle popolazioni e sul genoma del Neanderhal, condiviso da caucasici e asiatici ma non dagli africani, confermano sempre più la correttezza di tale definizione tassonomica:

http://www.codiceedizioni.it/libri/una-scomoda-eredita/

e

https://it.wikipedia.org/wiki/Svante_P%C3%A4%C3%A4bo

Il che però non deve indurre al razzismo, inteso come dominio e sopraffazione, perché, come Darwin ha dimostrato, apparteniamo ad un’unica specie, quella umana, il che ci obbliga ad adottare un codice etico che valga per tutti e a trattare i nostri simili come uguali. Come del resto lo stesso grande naturalista inglese auspicava: infatti, pur credendo valido il concetto di razza, si espresse pubblicamente contro la schiavitù nelle Americhe.

Va poi altresì evidenziato che i dati statistici di cui sopra sono indicativi su scala mondiale, riferendosi a miliardi di persone, senza alcuna ricaduta sul piano individuale: esistono sicuramente migliaia di africani più intelligenti di altrettanti giapponesi, dunque parlare di “dati statistici offensivi” è fuori luogo.

Comunque sia, affrontare pubblicamente questi argomenti in maniera scientifica e senza alcuna intenzione discriminatoria, ad es. in un dibattito scolastico, potrebbe indurre qualche zelota del politically correct a sporgere denuncia in base alla Legge Mancino, che dunque si rivela per quello che effettivamente è diventata: una clava per annichilire il libero pensiero e un serio dibattito culturale.

La prova l’abbiamo avuto proprio negli ultimi giorni, quando un gruppo di cittadini di Treviso, animati da quello che Gadda definiva “lo zelo dei cretini”, hanno denunciato Salvini non perché avesse LUI espresso frasi razziste, ma perché le sue opinioni avevano scatenato sui social media commenti violenti di quel tipo. Un’assurdità totale, perché semmai andrebbero censurati questi ultimi, non Salvini: se tale denuncia dovesse essere portata avanti dalla magistratura si configurerebbe un attacco alla libertà di pensiero degno delle peggiori dittature. La ricaduta sulla circolazione delle idee potrebbe avere effetti addirittura esilaranti: per fare un esempio, un giornalista sportivo non oserebbe più scrivere, pacatamente, che Balotelli ha giocato male una partita, per paura di essere poi incolpato per gli immancabili commenti della tifoseria più becera.

Ma c’è di peggio: la Legge Mancino può calare la sua mannaia censoria non solo se si affrontano tematiche di tipo razziale, cioè fondate sulla biologia, ma anche se si mettono a confronto diverse culture. Come ha giustamente ricordato Nicola Porro in questo simpatico video, al minuto 4,30,

https://www.facebook.com/NicPorro/videos/zuppa-di-porro-un-paese-ipocrita-se-non-metti-come-fa-il-corsera-ia-nazionalit%C3%A0-/1877185009016337/

“la Legge Mancino fu utilizzata contro Oriana Fallaci, per istigazione all’odio razziale”,

solo perché aveva osato fare un paragone culturale tra la civiltà europea e quella islamica. Confronto impietoso per la seconda

“…che in 1400 anni di storia non ha mai prodotto un Newton, un Beethoven, un Michelangelo, uno Shakespeare o un Kant, ma soltanto religione e, gira gira, due soli libri di una certa importanza, ovvero il Corano e “Le mille e una notte”

(Oriana Fallaci: “La rabbia e l’orgoglio”)

Certo, l‘antropologia ci ha insegnato che le altre culture, per essere comprese a fondo, vanno studiate mettendo da parte pregiudizi di ordine etico, giuridico e sociale. Tuttavia, una volta messe a confronto, evidenziare i diversi ordini di grandezza tra l’una e l’altra non è solo legittimo, ma addirittura auspicabile, per non cadere nel relativismo più desolante. Un relativismo che finirebbe col collocare sullo stesso piano la cultura che ha prodotto Newton, Beethoven, Michelangelo, Shakespeare o Kant, con la “cultura” dei Sinti (guai a chiamarli zingari!…) che, per un chitarrista geniale come Django Reinhart, ha sfornato, ahimè, legioni di ladri e accattoni.

Da ultimo, e sempre in merito alla Legge Mancino, vorrei far riferimento ad un concetto che è alla base della creazione di questo sito, ovvero la relazione che esiste tra la concezione coranica della donna, giuridicamente inferiore all’uomo, e la massa di stupri commessi dagli immigrati islamici, ai danni delle donne occidentali.

Vogliamo essere libere/i di sostenere questa relazione, pena la cessazione della libertà di pensiero. Perché, se è vero che in alcuni passaggi del Corano si prescrive di trattare la donna con gentilezza, se è vero che la condizione sociale della donna fu molto migliorata dall’Islam, rispetto all’Arabia pre-islamica, è altrettanto vero che in altri passaggi del libro si autorizza a picchiare la moglie che non obbedisce al marito, si prescrive che la sua eredità sia la metà di quella dell’uomo, che possa essere ripudiata quando lui vuole o condivisa con altre tre mogli in un harem legale.

Non è più accettabile, nell’anno del Signore 2018, che le donne vengano giuridicamente considerate inferiori all’uomo, qualsiasi sia la religione o la “cultura” che esprime simili precetti. Perché, così facendo, la figura femminile viene collocata su un pericoloso piano inclinato, alla cui sommità c’è un trattamento umano, opera di uomini gentili e ragionevoli (che certamente non mancano anche nel mondo islamico), ma alla cui base c’è il Burqa, i matrimoni forzati, le spose-bambine, la poligamia, l’ignoranza obbligatoria e perfino l’orrore dell’infibulazione e della lapidazione, benché queste ultime non previste dal Corano, ma ugualmente tollerate come “tradizioni culturali”.

“Last but not least”, ci sono gli stupri di massa, vero atto di guerra nei confronti della nostra civiltà, ben documentati in questo sito.

Vorremmo tuti essere liberi di affrontare questi problemi con obiettività e serenità, senza una legge come la Mancino, levata sulle nostre teste come una scimitarra pronta a decapitare il libero pensiero.

 

 

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