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LA MALATTIA LETALE DELL’ISLAM: DEGENERAZIONE GENETICA DA INCESTO. (E un’ulteriore riflessione sulla scuola italiana).

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Lo avevo sempre sospettato e, recentemente, se ne è avuta conferma grazie a studi scientifici da poco resi pubblici e che hanno rotto il “muro di gomma” imposto dal Politically Correct: una “malattia” devastante e secolare affligge l’intero mondo islamico, causa probabile della sua decadenza da un ormai lontano passato di splendore.

La malattia può essere definita come “degenerazione genetica da consanguineità” e si manifesta con l’altissimo numero di persone portatrici di handicap fisici o mentali presenti in tutte le Nazioni islamiche. La causa principale di questa drammatica situazione va rintracciata nei matrimoni in consanguineità, quasi sempre tra primi cugini, che sono tuttora frequentissimi nel mondo musulmano, anche tra gli immigrati.

In alcune Paesi islamici le percentuali di matrimoni in consanguineità raggiungono percentuali devastanti, fino all’ottanta per cento nella Nubia, Egitto meridionale, a tal punto che si calcola che, di tutta la popolazione islamica mondiale (e stiamo parlando di più di un miliardo e mezzo di persone), all’incirca la metà discenda da matrimoni tra primi cugini.

Un’altra causa dei danni genetici di cui sopra è data dalla tendenza a far partorire le donne anche in età avanzata, tipica di una cultura che vede in esse sopratutto fattrici da riproduzione senza libertà di scelta, sottomesse alla volontà del marito.

A titolo personale mi permetterei di aggiungere una terza causa di degenerazione, ovvero la poligamia che, a lungo andare, ha finito con l’impoverire il “pool” genetico di intere comunità. E’ noto infatti che, nel mondo islamico, personaggi ricchi e potenti potevano permettersi harem di parecchie decine e perfino centinaia di donne: ammettendo che ne riuscissero ad ingravidarne anche solo una parte, le percentuali di discendenti che finivano per accoppiarsi in un regime di consanguineità diventavano altissime, sopratutto in comunità chiuse e tribali.

A scoperchiare finalmente questo Vaso di Pandora, è stato il recente studio di uno psicologo danese, Nicolai Sennels, che già in precedenza aveva destato scandalo tra le “anime belle” del multiculturalismo: dati statistici alla mano, Sennels aveva infatti dimostrato che la percentuale più alta di detenuti tra le carceri olandesi era formata da musulmani, proporzionalmente di molto superiore a quella di altre religioni o etnie. Cosa che del resto si verifica in tutta Europa e anche in Italia: la maggioranza dei detenuti è formata da extracomunitari, soprattutto magrebini. Sennels rilevava inoltre, dopo anni di esperienza clinica nelle carceri danesi, quanto fosse difficile riuscire a reintegrare nella società questi detenuti, gonfi di rancore e frustrazione nei confronti della società occidentale.

Quanto all’ultimo studio di Sennels sui danni genetici, i dati statistici relativi alla situazione dei figli degli immigrati in Danimarca sono impressionanti: il 30% del budget della Pubblica Istruzione danese è assorbito dai programmi educativi speciali che la scuola mette a disposizione dei bambini musulmani handicappati o con un bassissimo livello di IQ. Milioni e milioni di euro per pagare i salari di insegnanti di sostegno, educatori, mediatori culturali, psicologi: in altre parole, molte delle risorse che potrebbero essere utilizzate per il potenziamento degli studenti più dotati vengono dirottate per il sostegno di migliaia di ragazzi con gravi deficit cognitivi e con poche speranze di inserimento in una società ad alto tasso tecnologico come quella danese. Destinati dunque a farsi mantenere a vita dal welfare della generosa Danimarca, che rischierà di vedersi poi ricambiata con attentati come quello di alcuni anni fa a Copenhagen.

Sennels è stato duramente attaccato dai suoi colleghi, ma non nel merito dei suoi studi, assolutamente scientifici e per giunta al di sopra di ogni sospetto, perché estrapolati da ricerche pregresse effettuate da università arabe. Le accuse che gli sono state mosse, e che hanno persino portato ad una richiesta di licenziamento nei suoi confronti, si basavano sul fatto che, data la sua posizione di psicologo clinico, il suo lavoro avrebbe potuto causare ricadute negative sui processi di integrazione sociale tra i Danesi e gli immigrati. Secondo i colleghi di Sennels dunque, la verità scientifica andrebbe in ogni caso sacrificata sull’altare del Politically Correct e dell’armonia interetnica.

Credo di poter dedurre che quanto Sennels ci ha rivelato sul mondo islamico possa valere anche, su scala ridotta, per le comunità di Rom e Sinti: società chiuse, tribali, nelle quali il pool genetico si è impoverito nel corso dei secoli. Etnie caratterizzate da una pressione selettiva basata su disvalori (che qualche scemo catto-comunista si ostina a definire ancora “cultura”) quali il furto, la menzogna, la superstizione, l’accattonaggio, lo sfruttamento di donne e bambini, le coltellate come regolatrici supreme dei rapporti sociali. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: intere comunità formate da individui con un basso quoziente intellettivo, privi di valori etici e di empatia, incapaci di adattarsi alla più elementare disciplina lavorativa e quindi difficilmente integrabili nella nostra società.

Gli studi di Sennels hanno due meriti importanti: anzitutto quello di farci capire come mai la tanto decantata società multietnica non possa funzionare, minata alla base da differenze culturali e persino genetiche troppo grandi. Inoltre, valgono soprattutto come monito nei confronti dei matrimoni misti, che gli utili idioti del multiculturalismo si ostinano a considerare come fine supremo della società multirazziale. Il meticciato indiscriminato, culturale e genetico, potrà solo indebolire e degradare la civiltà occidentale, anziché renderla più libera e democratica.

Non sarà elegante dirlo, ma la probabilità, per le donne che contraggono matrimoni con i musulmani, di trovarsi poi un marito violento e un figlio handicappato sono davvero piuttosto elevate…

So benissimo che le conclusioni di Sennels possono essere tacciate di apologia dell’eugenetica e di apologia del nazismo, ma tant’è: questa è la verità scientifica, piaccia o no alle sirene del multiculturalismo. Quanto all’eugenetica, essa non è certamente “malvagia”, perché in tal caso si dovrebbe proibire anche l’amniocentesi, normalmente praticata per scongiurare la nascita di bambini con gravi patologie. Malvagi e crudeli semmai erano i metodi con i quali il nazismo applicava l’eugenetica: c’è una bella differenza tra il voler migliorare l’umanità sopprimendo i disabili e l’avvalersi invece di legittimi criteri di selezione naturale basati su sane politiche di scelta dei partner e di screening genetico.

Ora, a costo di andare fuori tema, voglio aggiungere qualche riflessione sulla scuola italiana, ricollegandomi all’articolo precedente.

La situazione scolastica danese ricorda molto la nostra, come sa bene chiunque lavori nella scuola: stipendi bloccati per gli insegnanti, fior di ricercatori costretti ad emigrare all’estero per mancanza di prospettive economiche e professionali, mentre aumentano a vista d’occhio i docenti di sostegno, gli educatori, i mediatori culturali, gli psicologi e in genere i badanti dei “diversamente abili”, molto spesso extracomunitari, che un malinteso concetto di “inclusione” (l’ultima parola d’ordine di una sinistra fallimentare) obbliga all’inserimento nelle classi. Spesso con grave rallentamento dei programmi scolastici per i bambini normodotati e, per contro, con grande sofferenza e frustrazione per quelli ipodotati, schiacciati dal confronto con i primi. Quanto sarebbe più opportuno inserire i ragazzi in difficoltà in classi diverse, sia pure all’interno della stessa scuola, mandando semmai i ragazzi normodotati ad aiutarli!

E’ il quadro di una scuola che sta smarrendo il criterio dell’eccellenza, che invece andrebbe tanto più perseguito se si vuole resistere all’offensiva, commerciale, intellettuale e industriale, dei paesi dell’Estremo Oriente: le cui scuole, come è noto, funzionano sulla base di rigorosi criteri di selezione meritocratica.

Ma questo è il risultato della glorificazione degli “ultimi” e dei “malriusciti”, come profetizzava Nietzsche: tipica deriva del buonismo catto-comunista, che prima ha rovinato la scuola e che oggi vorrebbe sommergere l’Italia da masse crescenti di invasori afro-islamici, dal quoziente intellettivo medio di un ritardato mentale, come si evince dagli ultimi due articoli sotto riportati.

Per saperne di più:

http://10news.dk/danish-newspaper-muslim-inbreeding-costs-millions/

https://www.pickeringpost.com/2013/05/09/the-cost-of-islamic-incest/1316/

http://raedwald.blogspot.com.br/2013/05/oxford-products-of-first-cousin.html

http://europenews.dk/en/node/34368

http://gatesofvienna.blogspot.it/2010/12/connection-between-muslim-inbreeding.html

https://www.informazioneconsapevole.com/2018/08/qi-ecco-la-mappa-mondiale.html

https://www.altreinfo.org/riflessioni/17528/perche-il-quoziente-intelligenza-dei-neri-e-inferiore-a-quello-dei-bianchi-la-teoria-delle-strategie-riproduttive-r-k-philippe-rushton/

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