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La teoria del complotto come “Instrumentum Regni”. (Ovvero: “Il lato oscuro della storia”)

«Amico mio, non credo più di voi all’eternità dell’inferno; ma è bene che la vostra domestica, il vostro sarto e anche il vostro procuratore ci credano.»

(Voltaire, “Dizionario filosofico”)

I gesuiti mi hanno insegnato a esaminare le cose alla ricerca di un secondo significato, di collegamenti più profondi.”

(Don DeLillo, “Underworld”)

Questo articolo va inteso come continuazione di quello precedente, nel quale davo una dimostrazione concreta su come le teorie del complotto e della dietrologia applicata alla politica siano ancora vive e godano, ahimè, di ottima salute.

L’ispirazione a scriverlo mi era venuta dalla lettura del libro “Il lato oscuro della storia”, di Daniel Pipes, storico, saggista e giornalista americano, nonché fondatore del Middle East Forum, il think – thank di geopolitica sponsor del nostro sito:

https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Pipes

e

https://it.wikipedia.org/wiki/Middle_East_Forum

Un libro che ho sentito il bisogno di recensire e che andrebbe letto e meditato dai tanti che si affannano a segnalare oscuri complotti dietro gli avvenimenti storici ai quali stiamo assistendo, intricate trame di potere tessute dagli Ebrei e dalle società segrete, soprattutto la Massoneria. Senza trascurare, per la Par Condicio, altri gruppi di potere più o meno occulto, dalle lobbies capitalistiche e imperialistiche fino ai Gesuiti.

Pipes traccia una storia dettagliata del cospirazionismo, dai Templari e dai Rosacroce fino alla Massoneria e alla Rivoluzione Francese, avvenimento cruciale che porta alla ribalta l’uso politico delle teorie del complotto. L’autore e mostra, con dovizia di particolari e citazioni tratte da una bibliografia imponente, come tali teorie siano state adottate da tutti nei confronti di tutti: dai rivoluzionari alla Robespierre agli antirivoluzionari e viceversa; dalle dittature di destra contro il comunismo, visto come complotto di matrice ebraica, ma anche dal leninismo contro il capitalismo; dalla Chiesa nei confronti dei Massoni, da questi ultimi nei confronti dei Gesuiti; dal leader afroamericano Farrakhan verso i bianchi, dai telepredicatori bianchi come Pat Robertson verso gli Illuminati e, infine, dai Musulmani nei confronti del “Grande Satana” americano, in un’assordante girandola di “Sussurri e grida” al limite del ridicolo. Un senso del ridicolo che lo stile sobrio ma ironico di Pipes riesce a suscitare spesso nel lettore e che contribuisce a rendere piacevolissima la lettura del suo libro. Che però non trascura di entrare fin dalle prime pagine nel cuore del problema: se è vero che le teorie della cospirazione sono quasi sempre basate sul nulla o su una visione distorta e paranoide della realtà, è altrettanto vero che l’uso politico che ne è stato fatto ha inciso in modo profondo nelle decisioni di tanti protagonisti della storia. In particolare nei due grandi dittatori del ‘900, campioni del cospirazionismo di destra e di sinistra: Hitler e Stalin, ai quali vengono dedicate pagine notevoli.

Insomma, si intuisce fin da subito che

La vera cospirazione è far credere che esistano cospirazioni”,

concetto che viene poi confermato a metà dell’opera circa, da un importante esponente politico giordano. Fomentando questa fede si ottiene l’effetto, talvolta voluto, spesso inconsapevole, ma sempre pericoloso, di manipolare l’opinione pubblica distogliendo la sua attenzione dai veri meccanismi della storia: che sono sotto gli occhi di tutti, ma che gli intrighi immaginari rendono invisibili, come il Re Nudo della celebre favola.

Le teorie cospirazioniste, d’altro canto, consentono ai politici più spregiudicati, in caso di fallimento delle loro proposte, di utilizzare la comoda scappatoia del complotto del nemico, sul quale

scaricare le proprie responsabilità e i propri errori.

Al variegato mondo del cospirazionismo appartengono sia una certa teoria dell’AIDS, che lo vorrebbe creato in laboratorio per contagiare gli Africani, che la teoria degli UFO, pronti a invadere la Terra e a sterminare l’umanità. E in effetti, a proposito di dischi volanti, l’operazione culturale che Pipes porta avanti è per certi versi analoga alla famosa trasmissione radiofonica di Orson Welles, ispirato dalla “Guerra dei Mondi” di H B Wells,. Il grande regista americano infatti finse un’invasione aliena, mandando nel panico milioni di abitanti dell’intera East Cost:

https://it.wikipedia.org/wiki/War_of_the_Worlds_(programma_radiofonico)

Un capolavoro di dimostrazione di potenza massmediatica, a dimostrazione che poco importa se gli UFO esistono davvero o no: perché quello che davvero importa è che la gente ci creda! Lo stesso effetto lo ottiene Pipes, sia pure per vie più accademiche, mettendo in guardia il lettore dal cadere vittima delle teorie del complotto.

Teorie che, a mio parere, nascono da molto lontano, prima ancora della creazione dei Templari, dei Rosacroce o delle prime società segrete: la credenza che l’ordine del creato sia insidiata da un Dio delle Tenebre che complotta contro il Dio della Luce è, a mio modo di vedere, il “meme” originario dal quale scaturisce l’ossessione della cospirazione. Aggiungo solo che, alla luce di questa mia ipotesi, le citazioni di Voltaire e di DeLillo in apertura di questo articolo acquistano un senso compiuto: in particolare, proprio per DeLillo

Le teorie del complotto divengono centrali nella vita dei personaggi che l’autore descrive: in “Running Dog” viene descritto un giro di spie alla caccia di cimeli nazisti; in “Rumore bianco” viene descritto come il complotto sia entrato nel DNA dell’americano medio, trasformando la paranoia politica in domestica, e viceversa.

( tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Don_DeLillo )

Ma è nel capitolo dedicato alle ossessioni cospirazioniste di Stalin che Pipes dimostra tutta la sua statura di storico di gran classe: la rottura del patto Molotov – Ribbentrop e l’invasione della Russia

da parte delle truppe di Hitler colse di sorpresa Stalin, che aveva sistematicamente ignorato tutti i segnali evidenti di un’imminente invasione, attribuendoli a oscure provocazioni britanniche. Un aspetto che non era stato colto abbastanza neppure dal suo grande biografo Robert Conquest, e che Pipes mette invece in evidenza con dovizia di particolari e di fonti storiche. Interessante notare però che Conquest ci racconta di come andò a finire: la disfatta iniziale delle truppe sovietiche provocò un vero e proprio crollo psichico di Stalin, che lo portò a ritirarsi per diversi giorni nella sua dacia russa, in uno stato di totale prostrazione e incapace di prendere alcuna decisione:

La parola <<shock>> è ripetuta spesso negli studi sovietici più recenti ed è chiaro che sul piano psicologico Stalin non era in grado di affrontare la situazione ed era in uno stato assai peggiore di quanto gli fosse mai accaduto”

(Robert Conquest: “Stalin”)

Cito il grande storico americano solo per dimostrare quanto, sul piano psicologico, sia difficile rinunciare ad un atteggiamento cospirazionista: se, perfino per un uomo come Stalin, la presa di contatto col reale fu troppo dolorosa per essere sopportata, immaginiamo un po’ cosa potrebbe

succedere ad una persona normale, senza la tempra dell’ “Uomo di Acciaio”.

Vorrei aggiungere che la storia è, per così dire, nel DNA di Daniel Pipes, quasi una tradizione di famiglia: il padre Richard, è stato tra i massimi storici del XX° Secolo, specializzato in Storia della Russia, Professore ad Harvard e collaboratore di Ronald Reagan:

https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Pipes

Insomma, credenziali di tutto rispetto che, unite ad un rigore accademico encomiabile e ad una

vastissima cultura generale, fanno del “Lato oscuro della storia” un testo che chiunque abbia un minimo di sensibilità filosofica dovrebbe conoscere. Perché Pipes ci insegna che soltanto usando a piene mani il “Rasoio di Occam” è possibile fare a brandelli i pesanti drappeggi mentali imposti dalle teorie del complotto:

«A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire»

(Guglielmo di Occam)

https://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam

A questo punto qualche cospirazionista sfegatato, magari proprio il mio conoscente citato nel precedente articolo, potrebbe obiettare che, essendo ebreo, Pipes ha tutto l’interesse a negare i “complotti giudaico – massonici” dietro le quinte della storia. A questa obiezione risponde lo stesso Autore, formulando una domanda che deve essere intesa non solo come assunto logico, ma anche come monito etico: se davvero gli Ebrei fossero stati così potenti, perché non riuscirono ad evitare l’Olocausto o a salvare molti dei loro fratelli diretti ad Auschwitz?

Per ordinare il libro:

https://www.lindau.it/Libri/Il-lato-oscuro-della-storia

Daniel Pipes

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