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Legge sul testamento in Tunisia: la faticosa strada delle libertà femminili.

Continua questa sintetica carrellata tra le violenze e le discriminazioni che, ancora troppo spesso, le donne sono costrette a subire nei paesi Islamici.

Dopo l’Iran e l’Iraq è la volta della Tunisia, che è giustamente considerato il Paese più evoluto di tutto il modo islamico, l’unico che è riuscito a capitalizzare in senso progressista le cosiddette “Primavere arabe”: la poligamia vi è stata abolita ormai da decenni, le donne votano liberamente e la recente Costituzione, approvata nel 2014, prevede un’assoluta eguaglianza di genere nonché la depenalizzazione dell’omosessualità.

Tutto bene, dunque?

Bèh, non tanto, perché tra le riforme promesse dalla Costituzione c’è anche quella del diritto ereditario, che in tutto il mondo islamico vede gli uomini privilegiati rispetto alle donne: queste infatti, come prescrive la Sharia, ereditano la metà degli uomini e finora nessuna Nazione islamica è riuscito a garantire al gentil sesso una piena uguaglianza in tal senso. Cioè una vera libertà, la quale o è anche economica, o non è, come ci ha insegnato Luigi Einaudi:

Esiste un legame tra la libertà economica da un lato e la libertà in genere e la libertà politica in particolare dall’altro canto;”

(Luigi Einaudi: “Riflessioni di un liberale sulla democrazia”)

Ebbene, in Tunisia la legge sull’uguaglianza testamentaria, promessa anche dal Presidente Essebsi,

stenta a decollare, per le opposizioni dei partiti islamisti tradizionali che vedono come fumo negli occhi una norma che scardinerebbe il potere maschilista garantito da secoli di applicazione della Sharia. Una legge che già nel Medioevo Averroè, il più grande filosofo del mondo arabo,

considerava ingiusta e discriminatoria.

In Tunisia le donne, coraggiosamente, sono scese a manifestare, decise a guadagnarsi questo diritto che viene dato per scontato in tutto il mondo civile, ma le resistenze non saranno facili da superare, perché anche i partiti più moderati temono che un cambiamento così radicale possa rafforzare i gruppi estremisti e i partiti conservatori. Insomma, la spada di Damocle della violenza terrorista e dell’islamizzazione è sempre minacciosamente oscillante sulle teste migliori, quelle cioè capaci di

pensare, e questo non solo nel modo arabo ma, ahimè, anche in Occidente.

Se queste resistenze all’emancipazione della donna si registrano ancora in Tunisia, un modello di libertà civili per tutte le altre Nazioni del Maghreb e del Medio Oriente, possiamo ben capire quanto cammino debbano fare i diritti delle donne in un mondo, composto da un miliardo e mezzo di persone, che si ostina a farle vivere in base a leggi medioevali.

Per saperne di più e per sapere anche qual’è il trattamento che i fondamentalisti islamici vorrebbero riservare agli omosessuali, si consiglia di leggere e meditare i due articoli seguenti:

http://www.dire.it/13-08-2018/226717-tunisia-essebsi-verso-la-legge-per-pari-diritti-di-eredita-tra-uomo-e-donna/

https://www.dirittiglobali.it/2018/03/97426/

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