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Maometto pedofilo? Non è vero, ma è una vittoria del pensiero occidentale.

Strano articolo, questo: gestire un sito contrario all’islamizzazione dell’Occidente, ma vedersi costretti a difendere il Profeta Maometto da un’accusa che, nei siti anti-islamisti di tutto il mondo, gli viene mossa sempre più di frequente. Ovvero di essere un pedofilo, poiché, secondo alcuni Hadith, si sposò legalmente con Aisha quando lei aveva solo sei anni e consumò il matrimonio con lei quando ne aveva nove.

Ora, anche ammesso che ciò sia vero (altri Hadith alzano, seppure di poco, l’età della sposa), non vedo alcun elemento di pedofilia in un’epoca nella quale, anche nelle terre cristiane, i matrimoni tra adulti e bambine, in forma contrattuale, erano piuttosto frequenti. Quanto alla loro consumazione, avveniva di solito nella prima pubertà della sposa, non appena l’arrivo delle mestruazioni ne segnava il passaggio da bambina a donna. E il motivo di questi matrimoni precoci era semplice: la mortalità era altissima, pertanto, non appena una donna fioriva, la si impollinava senza perdere troppo tempo!

Ora, se si considera che le ragazzine arabe o africane si sviluppano prima delle loro coetanee europee, non sarebbe poi tanto strano che Aisha fosse diventata donna a nove anni o giù di lì.

Pertanto Maometto non avrebbe fatto altro che seguire una prassi consolidata del tempo e, soprattutto, codificata dai tempi difficili nei quali allora tutti vivevano.

In altre parole, il comportamento del Profeta dell’Islam va contestualizzato e non valutato con il nostro metro etico, inoltre l’accusa di pedofilia non regge anche per un semplice, banale motivo: se davvero fosse stato un pedofilo, Maometto non avrebbe atteso tre anni prima di ghermire la sua preda, mentre la tradizione narra che la bambina fu lasciata tranquillamente a giocare con le bambole, pur vivendo nella stessa dimora del Profeta.

Ma proprio questa operazione di storicizzazione, che i musulmani giustamente invocano a gran voce per difendere la reputazione di Maometto, per coerenza andrebbe applicata anche ai giorni nostri, rendendo inammissibile ciò che nel Medioevo era tollerabile: parlo ovviamente della piaga delle “spose bambine”, che al giorno d’oggi può certamente definirsi una forma di pedofilia legalizzata e che affligge ancora oggi troppe Nazioni islamiche:

http://www.lintraprendente.it/2016/03/quel-dramma-islamico-chiamato-spose-bambine/

https://terredeshommes.it/indifesa/project/rubina-era-indifesa/?gclid=Cj0KCQiA6JjgBRDbARIsANfu58Fls17hoUGpJleBAHxj-Z5S5l1HGKr4mQzGv67N-Z5oVc24UabvKekaAq3bEALw_wcB

Se poi si volesse estendere l’opera di storicizzazione, perché non andare alla radice e contestare quelle norme della Sharia che sono oggi improponibili? Parlo ovviamente dell’inferiorità biologica e giuridica della donna rispetto all’uomo, della mancanza di separazione tra Stato e Chiesa, della pena di morte per apostasia, dell’inesistente libertà di culto per le altre confessioni religiose e, “last but not least”, della pretesa di islamizzare il mondo.

Sarebbe troppo comodo invocare la contestualizzazione del comportamento del Profeta per una determinata situazione ma poi negarla in tutte le altre!

La prassi della storicizzazione, se introdotta nel mondo islamico, potrebbe davvero aprire la strada ad una religione finalmente allineata su posizioni di civiltà ormai accettate in tutte le altre culture mondiali, dall’Occidente all’Estremo Oriente. In questo senso, nel titolo, ho accennato ad un’ulteriore vittoria di una categoria del pensiero occidentale.

In realtà so già quale potrebbe essere la risposta di qualche fine teologo islamico a questa mia obiezione: mentre la vita del Profeta, in quanto uomo, può essere soggetta agli usi e costumi della sua epoca, la Legga Coranica, in quanto dettatagli da Dio, non può piegarsi ai mutamenti storici o al logoramento del divenire.

Giusta obiezione, che però apre la strada un ulteriore elemento di critica: se il comportamento di Maometto (e non solo nel caso di Aisha ma anche nella famosa strage degli Ebrei Banu Qurayza, da lui voluta), è comprensibile date le circostanze storiche nelle quali avvenne, allora non è più vero,

come la tradizione Islamica impone, che egli vada considerato come Uomo Perfetto, in quanto anch’egli sottoposto agli usi e costumi dei suoi tempi o alla ragion di stato. E, in quanto uomo perfettibile, ben lontano da quello spirito di clemenza e misericordia ricordato all’inizio di ogni Sura.

Sarebbe stato “perfetto” se avesse conformato il suo comportamento alla sua predicazione, che è una costante di tutti i grandi leader spirituali della storia: Socrate e Cristo conquistarono adepti non tanto per quello che predicavano, ma soprattutto per come agivano, fino al punto di farsi

condannare a morte per le loro idee. Senza dimenticare Siddartha che, nato principe, morì in assoluta povertà, sul mantello prestatogli da un nobile di passaggio.

Dunque sorge spontanea la domanda: che valore può avere una Rivelazione, se non riesce ad incidere sul comportamento di colui che la riceve?

L’ipotesi sembra essersi affacciata nella stessa mente del profeta dell’Islam, e proprio nella Sura

CXIV che chiude il Corano, la “Sura degli uomini”, così drammatica nella sua umanissima raffigurazione della paura e del dubbio che possono affacciarsi alla mente di chiunque, anche dello stesso Profeta:

Nel nome di Dio, clemente misericordioso!

Dì: “Io mi rifugio presso il Signore degli uomini, – Re degli uomini, – Dio degli uomini, -dal male del sussurratore furtivo – che sussurra nei cuori degli uomini, – dal male dei ginn e degli uomini”. –

A conclusione del Corano Maometto sembra quasi chiedersi: quanto della Rivelazione è davvero opera di Allah e quanto un’illusione dettata dal Sussurratore Supremo (Satana)?

Solo la celebre frase di un altro gigante del pensiero può sintetizzare l’inquietudine e il senso di disillusione che pervadono la “Sura degli Uomini”, questa gemma poetica del Corano:

Umana, troppo umana”.

(Nietzsche)

Una “sposa bambina”, vittima del pestaggio del “marito”.

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