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Marijuana libera o proibita? Per favore, troviamo la “quadra”!

Una nuova crepa si sta aprendo nella fragile compagine di governo: dopo gli scontri sui migranti della Sea Watch, sulla TAV e sul reddito di cittadinanza, assai inviso al popolo leghista, la proposta dei grillini di legalizzare la marijuana a scopo ricreativo ha buttato nuova benzina sul fuoco. Salvini, a stretto giro di posta, ha subito dichiarato che non arretrerà di un millimetro dalle sue posizioni proibizioniste sulle droghe leggere.

Ma, si chiederà qualche lettore, cosa c’entra la questione della cannabis con un sito che si occupa di resistenza all’islamizzazione d’Europa?

C’entra eccome, cari signori: perché sono almeno 50 anni, da quando cioè gli spinelli sono diventati di moda, che terroristi e malavitosi si foraggiano e finanziano l’acquisto di armi con i soldi dell’hashish, perlopiù prodotto nei Paesi islamici. Ed è proprio questo uno dei motivi che hanno spinto gli antiproibizionisti, italiani e non, a chiedere la legalizzazione della cannabis: una droga che, anche nelle sue varianti più pesanti (come appunto l’hashish), non ha mai ammazzato nessuno ed è sicuramente meno tossica del tanto pubblicizzato alcool. Gli Stati Uniti Stessi, che pure storicamente erano stati i fautori del proibizionismo sulla cannabis, oggi la stanno legalizzando anche per l’uso ricreativo, oltre che medico.

Dico subito che, pur apprezzando Salvini per il suo rigore sulle politiche in tema di immigrazione, non sono assolutamente d’accordo sul proibizionismo per la cannabis, perché mi sembra che gli svantaggi e i fallimenti di queste politiche inutilmente repressive siano sotto gli occhi di tutti: e non parlo solo dei guadagni miliardari di jihadisti e mafiosi, ma anche dei dati sul consumo che, anziché essere scoraggiato dalla repressione, viene reso ancora più attraente, soprattutto agli occhi dei giovanissimi, dal fascino del proibito e della trasgressione.

Tuttavia mi rendo anche conto che una legalizzazione troppo spinta potrebbe essere utopistica in un Paese come il nostro, nel quale la Chiesa ha ancora tanta voce in capitolo. Inoltre sono perfettamente consapevole del fatto che liberalizzare con eccessiva disinvoltura le varietà di marijuana ultrapotente che girano al giorno d’oggi rappresenterebbe un serio problema, soprattutto per i giovanissimi: il cervello di un adolescente, infatti, non essendo ancora completamente formato, potrebbe risentire degli effetti dell’abuso di erbe con alto tasso di THC, che possono compromettere la memoria, slatentizzare psicosi e compromettere un sano sviluppo intellettuale. Questo, soprattutto per via della c.d. “sindrome antimotivazionale”, o condizione di apatia cronica, che la cannabis, e in genere tutte le droghe, possono indurre negli adolescenti o in chi ne abusa:

https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_amotivazionale

Dunque no al proibizionismo fallimentare, ma con cautela, per non rischiare di avviare intere generazioni sulla via dello sballo fine a se stesso: un no altrettanto deciso va dato pertanto anche a coloro che, nei testi dei loro grugniti “Rap”, inneggiano alla marijuana libera anche per i giovanissimi, per poi investire i profitti del trito e ritrito ritornello “Sesso, Droga e Rock ‘nd Roll” in

un mercato ormai miliardario:

http://www.rapburger.com/2017/05/22/8-rapper-che-hanno-investito-sulla-marijuana/

Non esiste dunque alcuna alternativa che possa mettere d’accordo i due mondi, quello del proibizionismo e dell’antiproibizionismo, che da ormai mezzo secolo non riescono a trovare un punto d’incontro?

Forse una soluzione si può trovare.

Modesta proposta per prevenire.

Per prevenire cosa?

Ovviamente il degrado dei nostri centri abitati, infestati da spacciatori, spesso reclutati trai i “migranti” clandestini.

Ma soprattutto per ridurre gli affari della malavita italiana e dei terroristi, che tirano le fila del business delle droghe, anche di quelle leggere.

La “terza via” ci sarebbe, tale da mettere d’accordo sia i libertari che i proibizonisti: punire la coltivazione di un numero limitato di piante di marjuana, diciamo quattro o cinque, non con condanne penali ma con il sequestro delle stesse e con sanzioni amministrative proporzionali al peso della droga sequestrata. Idem per la detenzione di quantitativi di erba, presumibilmente ottenuta da coltivazione domestica: sequestro e multa proporzionale al peso. Al di sopra di tali quantitativi resterebbero valide le sanzioni penali per presunto spaccio, per la vendita ai minorenni o per il traffico internazionale, quasi sempre colluso con mafie e terrorismo ed esercitato dai soliti “migranti”.

La proporzionalità diretta tra quantitativo e multa è data dal fatto che sequestrare una piantina di pochi cm, che pesa due o tre grammi, non è come sequestrare una pianta di marijuana di due o più metri, giunta a piena maturazione e carica di inflorescenze.

Ci guadagnerebbe lo Stato, grazie alle multe comminate e per via dei soldi risparmiati in spese giudiziarie e carcerarie.

Ci guadagnerebbero i consumatori e i piccoli coltivatori, liberati dall’incubo del processo e della condanna penale, che potrebbero finalmente farsi una canna della propria erba cresciuta in giardino. L’alternativa sarebbe infatti quella di ricorrere ai pusher da strada, col rischio, soprattutto per i giovanissimi, di venire a contatto con le droghe pesanti, spesso regalate pur di facilitare il passaggio ad eroina e cocaina, assai più lucrative di hashish e marijuana.

Questo tanto per rassicurare l’elettorato dei 5 Stelle, tendenzialmente libertario.

Ci guadagnerebbero tutti i cittadini, finalmente sgravati dal degrado dovuto agli spacciatori da strada.

Infine ci guadagnerebbero in professionalità anche le nostre forze dell’ordine, che meritano compiti ben più importanti che non la “caccia allo spinello”.

Questi due ultimi argomenti dovrebbero trovare orecchie ben disposte tra l’elettorato di destra, in genere più conservatore.

A perderci, insomma, sarebbero solo narcotrafficanti e terroristi, che vedrebbero ridimensionarsi di un bel po’ i loro lauti guadagni.

Faccio poi notare che tale soluzione avrebbe anche un’importante ricaduta salutista: privando il consumatore della droga e alleggerendogli il portafogli con la multa, lo si terrebbe per un po’ lontano dalle canne: un “wash out” che male non farebbe di sicuro!

Già mi immagino i soliti moralisti che si strappano i capelli e si lacerano le vesti al solo sentire parlare di legalizzazione, perché “…le istituzioni non possono cedere sulla droga…”, “la battaglia non può essere persa…”, perché “sarebbe un segnale diseducativo”, perché “…si comincia così e si finisce col legalizzare anche l’eroina”, perché…perché…perché…

Rispondo loro facendo notare quanto ho su esposto si realizzerebbe senza legalizzare un bel niente: dormano pure sonni tranquilli, i benpensanti, perché il fumo rimarrebbe pur sempre proibito. La mia proposta di sanzionare con multe modesti quantitativi di “fumo” renderebbe solo più umana, razionale ed efficace la repressione delle droghe leggere. A tutto beneficio delle libertà individuali, della sicurezza pubblica e della civiltà giuridica delle Istituzioni, che ne uscirebbero rafforzate anziché indebolite.

Per concludere: il carcere per la detenzione di droghe leggere non è solo un grosso regalo per mafiosi e terroristi, ma ha anche l’effetto tragicomico di

…curare la forfora con la decapitazione”

(Frank Zappa)

A tutti quelli che, da troppi anni e inutilmente, fomentano l’ipocrita “guerra

senza quartiere alla droga” senza risolvere un tubo, risponderò che è ora di cambiare tattica: perché se si vuole vincere la guerra alla droga (quella vera, come la cocaina tanto cara anche a certi politici), bisogna “perdere” la battaglia contro quella leggera, ovvero puntare sull’educazione a un consumo moderato e consapevole, come si fa con l’alcool. Adottare insomma la strategia di un certo George Washington, che

perdeva le battaglie ma vinceva le guerre”

(Nevins – Commager: “Storia degli Stati Uniti”),

fino alla nascita della Nazione più potente del mondo.

La cui Costituzione, è bene ricordarlo, è stata scritta proprio su carta di canapa, coltivata dallo stesso Washington nelle sue immense piantagioni.

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Un pensiero su “Marijuana libera o proibita? Per favore, troviamo la “quadra”!

  1. Pienamente d’accordo anche se è giusto sottolineare che nel nostro bel paese, ancora oggi gravato dai dettami cattolici poco inclini a certe aperture sarà dura veder passare certe leggi . L ‘eterno conflitto tra proibizionismo e antiproibizionismo porta con sé una sacra verità: il proibire con forza ciò che popolo vuole non porta mai a niente di buono. La verità sta nel mezzo , mi auguro si trovi una soluzione per diventare per una volta un paese evoluto che dia un bel colpo a malavita e mafie organizzate .

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