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Professor Mancuso, per favore la pianti con le piante anti Salvini!

Ieri sera è andata in onda in televisione un’intervista al neurobiologo Stefano Mancuso, scienziato e Professore all’Università di Firenze, che il “New Yorker” ha inserito nella classifica dei “World changers”. Il Professore presentava il suo ultimo libro, nel quale si proclama una sorta di Carta Universale dei Diritti delle Piante, una bella idea, a parte una buffa contraddizione che balza subito agli occhi: per la stesura della Carta in oggetto temo siano state sacrificare diverse piante, perché è proprio grazie ad esse che, notoriamente, la carta viene prodotta…

Boutade a parte, ecco il link alla trasmissione in oggetto:

https://www.ilsussidiario.net/news/stefano-mancuso-che-ci-faccio-qui-la-nazione-delle-piante-e-la-carta-dei-diritti/1895272/

Personalmente, non avevo mai sentito nominare il Professore, così come ignoravo questa ennesima classifica dei “world changers”, che sembra la fotocopia della famosa lista delle “Cento persone più influenti del mondo” del “Time”: insomma quel genere di roba dove ormai un posto in graduatoria non lo si nega più a nessuno. Comunque, allo scopo di fornire al lettore un’informazione corretta e imparziale, volentieri allego questo link informativo sul Prof. Mancuso:

https://www.giunti.it/autori/stefano-mancuso/

Ascoltando poi l’intervista mi è risultato abbastanza chiaro il motivo per il quale, credo, l’Accademico fiorentino sia sorto immediatamente a fama imperitura: il Nostro ha subito precisato che “…le piante non hanno e non devono avere confini…le migrazioni fanno parte del loro ciclo vitale, come quello dei popoli…laddove le condizioni di vita non siano più possibili, piante, animali ed esseri umani tendono a migrare in cerca di condizioni più favorevoli, ecc.”.

Capito, dove è andato a parare, il Nostro?

Ora si comprende fin troppo bene perché gli sia piovuto sulla testa l’alloro di “world changer”, da parte di qualche giornale sicuramente allineato al Verbo Migratorio, spacciato come Vangelo nelle, ormai provinciali, università di mezzo mondo.

Intendiamoci: che il Professor Mancuso abbia titoli accademici cruscanti dubitar non oso, mi si consentirà tuttavia di sostenere che trarre conclusioni politiche dalla biologia o, peggio ancora, interpretarla sulla base delle proprie convinzioni politiche, è affare assai scorretto e rischioso, come ha insegnato il caso Lysenko:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lysenkoismo

Certo, qualsiasi studente di scienze sa che i semi delle piante vengono trasportati a grande distanza dal vento, dalle navi o dagli uccelli migratori, ma da qui a dedurne che le piante siano simpatiche creature cosmopolite in grado di riprodursi ovunque, ce ne corre: mi spiegherebbe, gentilmente, il professore come mai non si vedono spuntare conifere della Siberia nel Sahara o, viceversa, palme del Marocco in Alaska?

E, anche ammesso che i semi in questione trovino qualche zona fertile in regioni remote, come la mettiamo con la lotta per la sopravvivenza sul territorio, altrettanto accanita nel regno vegetale che in quello animale?

Una legge formulata da Darwin nella famosa legge, alla base del concetto stesso di selezione naturale:

Una specie che lasci entrare una specie concorrente nel proprio territorio, ne verrà sterminata”

(Darwin, “L’origine delle specie”)

Cosa che qualsiasi libro di Scienze Naturali o di Storia, che tratti di infestazioni, invasioni e

genocidi, ci ha insegnato in abbondanza fin dalla scuola dell’obbligo.

Ma tant’è: quante fesserie santificate dal Verbo Migrazionista ci tocca ormai leggere da

…quei di giurnal, che i so mester l’è de cuntà su i bal”

o sentire alla

…televisiùn, che rimpirlisse la pupulasiùn”,

Lo cantavano Cochi e Renato ne l’”L’inquilino”, tratto dall’album “Le canzoni intelligenti”, che talvolta sembrano esserlo più di scienziati tanto illustri:

https://www.youtube.com/watch?v=kpWXhRxeQKo

Il Professore Stefano Mancuso

 

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