Proposte di legge

Qui di seguito elenchiamo alcune proposte di legge volte a scongiurare la colonizzazione dell’Europa da parte degli immigrati, in particolare di quelli islamici. Si evidenzia il concetto di “remigrazione”, ovvero l’obbligo di far ritornare la maggior parte degli immigrati nei loro Paesi d’origine. Fino ad ora l’immigrazione è stata presentata come un fenomeno irreversibile e necessario ma ciò non è affatto vero, come dimostra il caso del Giappone e di diverse società dell’Estremo Oriente, nelle quali il problema migratorio di fatto non si pone, grazie a leggi particolarmente rigorose in materia.

1) Come prima legge, da approvare con la massima urgenza sia a livello nazionale che europeo, proponiamo che gli immigrati che hanno commesso reati vengano rimandati nei loro Paesi d’origine. La legge dovrà avere effetto retroattivo per i reati più gravi, tra i quali, ovviamente, gli stupri ma anche le molestie.

Se le persone che hanno commesso reati si rifiutano di tornare nella loro terra, dovranno ovviamente essere rimpatriate con la forza. La Comunità Europea e/o le singole Nazioni che la compongono dovranno stabilire accordi diplomatici con i Paesi d’origine che facilitino il rimpatrio dei rispettivi cittadini che hanno commesso reati, anche da scontare nel paese d’appartenenza. Ai Paesi che rifiutano tali politiche di rimpatrio si dovranno applicare sanzioni commerciali e verranno loro sospesi gli aiuti economici.

 

2) Se il reato è commesso da minorenni, i loro genitori vanno considerati responsabili con le conseguenze di cui sopra: espulsione dell’intera famiglia dal territorio Nazionale.

3) Il rifiuto palese di integrarsi alle nostre leggi e usanze e, per estensione, il non riconoscere e accettare le regole della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (ONU, 1948), va considerato elemento sufficiente per l’espulsione. Per esempio, se le donne musulmane si ostinano a indossare il Burqa o il Niqab, ciò potrà essere elemento sufficiente per decretarne l’espulsione.

4) Chiediamo il blocco immediato dell’immigrazione dai Paesi islamici, anzitutto per esigenze di sicurezza nazionale: l’esperienza degli ultimi anni ci ha insegnato che gli attentati terroristici peggiori sono sempre avvenuti nelle nazioni dove gli immigrati musulmani sono più numerosi. Questo non significa, ovviamente, che tutti i musulmani siano terroristi, resta però il fatto che là dove essi sono più numerosi, i casi di radicalizzazione, sono direttamente proporzionali.

Ma il terrorismo non è l’unico problema: il vero problema è la bomba demografica che i musulmani stanno innescando nelle nostre nazioni, con conseguenze drammatiche sul piano sociale: interi quartieri delle principali città europee sono diventati off-limits persino per la polizia, con aumento esponenziale di reati gravi, tra i quali, appunto, stupri e molestie nei confronti delle donne occidentali.

L’immigrazione futura dovrà dunque essere esclusivamente quella proveniente dai Paesi di tradizione cristiana, o che comunque presentino analogie con la nostra cultura.

5) I permessi di soggiorno dovranno essere a termine: una volta esaurito il rapporto di lavoro, al massimo dopo 30 – 40 anni, l’immigrato dovrà tornare al paese d’origine per godersi la pensione o per investire il denaro guadagnato in altre attività economiche. In tal modo si darà un aiuto concreto anche ai Paesi in via di sviluppo, che hanno un enorme bisogno di investimenti per le attività produttive.

6) I ricongiungimenti famigliari dovranno essere più difficili e concessi solo se entrambi i coniugi sono in grado di lavorare: nell’era dei voli low cost, di Skype o delle video chiamate, la comunicazione con la propria famiglia è diventata enormemente più facile per gli immigrati, pertanto i ricongiungimenti non si rendono così indispensabili. Inoltre sono dispendiosi sia per gli immigrati che per il welfare della nazione che li ospita. Sarebbe per loro molto più conveniente mantenere la propria famiglia nelle Nazioni d’origine e, specularmente, più conveniente per le Nazioni occidentali concedere agli immigrati o a loro famigliari sconti speciali sul prezzo del biglietto aereo per rendere più agevoli visite reciproche.

7) La cittadinanza dovrà essere conseguita solo nel caso il comportamento dell’immigrato sia stato irreprensibile e dopo dopo un serio esame linguistico e culturale.

Potrà essere revocata ogni qualvolta l’immigrato commetta reati o non rispetti le leggi del Paese che gliela ha concessa. La priorità dovrà essere data a chi ha conseguito titoli di studio di livello universitario o si sia distinto per particolari meriti in campo lavorativo: in altre parole, va stabilito con chiarezza il diritto della Nazione ospitante a selezionare il livello intellettuale di chi desidera diventarne cittadino.

 

8) Le politiche di “remigrazione” andranno favorite con l’elargizione di incentivi economici e sociali, con l’accesso a finanziamenti o a microcredito per sviluppare progetti o “start up” nei paesi d’origine. Le famiglie povere e numerose attualmente a carico del welfare della nazione ospitante saranno incoraggiate a “remigrare” anche garantendo loro per qualche anno un dignitoso sostegno economico, ma solo una volta che avranno raggiunto il loro Paese d’origine per risiedervi stabilmente.

 

9) Proponiamo che lo stupro commesso da immigrati venga equiparato ad un atto terroristico contro donne e uomini occidentali: per le prime perché costrette a vivere in uno stato di paura e allarme sociale, per i secondi perché costretti a una sorta di sudditanza psicologica, impossibilitati come sono a difendere le loro donne a causa di leggi e di sentenze quasi sempre a favore degli immigrati. A tal proposito vorremmo ricordare che, a seguito del sanguinoso conflitto tra Tutsi e Hutu, il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda è anche il primo tribunale internazionale ad aver equiparato lo stupro a un atto di genocidio:

Definire il genocidio: il caso del sindaco ruandese Akayesu

10) Scuola: per troppi anni la scuola italiana, e più in generale quella europea, in nome di un malinteso principio di accoglienza degli alunni extracomunitari, ha rinunciato alle proprie tradizioni culturali, fino al punto di svilire le proprie festività religiose per paura di offendere gli studenti appartenenti a diverse confessioni. Troppo spesso, per es., abbiamo assistito alla cancellazione dei simboli natalizi o cristiani per piaggeria nei confronti degli studenti, in particolare di quelli musulmani. Tutto questo è intollerabile: una vera accoglienza e integrazione non può e non deve prescindere dalla conoscenza, da parte degli stranieri, delle nostre tradizioni culturali, artistiche e religiose. La nostra scuola deve riappropriarsi dell’orgoglio di essere portatrice dei valori che hanno fatto grande la civiltà occidentale. Non pretendiamo certo che studenti appartenenti ad altre confessioni religiose o culture siano obbligati ad accettare i nostri valori, ma deve essere compito della scuola proporli, lasciandoli poi liberi gli studenti di decidere se adottarli o meno. Se non vorranno integrarsi alle nostre leggi, una volta raggiunte l’età adulta, dovranno “remigrare” nei loro Paesi d’origine.

 

11) Chiediamo pertanto che chiunque, sopratutto nella scuola e negli uffici pubblici, sacrifichi le nostre tradizioni in nome di un malinteso e servile principio di multiculturalismo, oppure modifichi l’organizzazione di un servizio pubblico per compiacere alle richieste di cittadini extracomunitari, venga punito con un immediato procedimento disciplinare e, nei casi più gravi, con il licenziamento.

 

12) Le leggi che proibiscono espressioni di stampo razzista o offensivo nei confronti di altre etnie, razze o culture sono sicuramente giuste e ispirate a principi di civiltà e tolleranza. Tuttavia, non sempre viene definito chiaramente cosa si intende per razzismo o xenofobia: è successo così troppo spesso che la legittima critica di altre tradizioni religiose o sociali, effettuata senza alcuna intenzione offensiva o diffamatoria, sia stata punita dall’Autorità Giudiziaria o dalle Istituzioni, sopratutto scolastiche,  come istigazione al razzismo o alla xenofobia. In tal modo è stata bloccata sul divenire ogni civile e pacata discussione e confronto dialettico tra culture diverse, che è alla base di una vera società multietnica e, più in generale, della democrazia. Chiediamo dunque che tali dibattiti possano avere luogo serenamente, a mezzo stampa, nei media, nella scuola e nei partiti politici, senza venire automaticamente tacciati di razzismo qualora si voglia esprimere una critica nei confronti di altre culture, razze o etnie. Le quali invece, sia detto per inciso, non si pongono troppi problemi a vivere da noi secondo i loro usi e costumi religiosi, troppo spesso in conflitto con le leggi di chi li ospita.