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Un auspicio: Salvini dal Papa. Da quello vero, però…

Come è noto, poche settimane fa Bergoglio si è rifiutato di concedere un’udienza a Matteo Salvini, per via delle sue posizioni sui migranti. Già, perché, pur di difendere i diritti del suo gregge preferito, i migranti appunto, Bergoglio ignora i diritti dell’altro gregge, quello dei popoli che li accolgono ma che non possono farsi soverchiare da loro. Bergoglio (scusate, ma è più forte di me: mi rifiuto di chiamarlo Papa…), sembra dunque ignorare che il Diritto Internazionale è fondato sul criterio di reciprocità, cosa che qualsiasi studentello di giurisprudenza sa benissimo ma che, evidentemente, il cosiddetto Capo dello Stato Vaticano non si fa scrupolo di ignorare. Ignorando anche che non è il massimo dell’eleganza entrare così a gamba tesa nelle scelte politiche di uno Stato sovrano qual è l’Italia.

Ignoranza per ignoranza, e mi si perdonino le volute ripetizioni, bene ha fatto Salvini a ignorare l’anatema, opponendo a Bergoglio

che fece per viltade il gran rifiuto”

(Dante, Inferno, III, 60)

un dignitoso ed eloquente silenzio.

Rebus sic stantibus”, dato che ormai siamo in campagna elettorale per le Europee, vorrei giocare un po’ alla fantapolitica e permettermi di suggerire a Salvini una mossa che potrebbe valere qualche milioni di voti e che, nel contempo, assesterebbe un  colpo da ko a Bergoglio: chiedere un’udienza a Papa Ratzinger (lui sì Papa Emerito, per grande merito) che non credo gliela negherebbe: dopotutto fu proprio Benedetto XVI° che, nel 2005, ricevette l’eretica Oriana Fallaci, creando non poco malumore tra le “anime belle” prostituite agli invasori islamici:

http://www.ilgiornale.it/news/fallaci-papa-diventa-caso-l-udienza-segreta.html

Chissà, se questa mia modesta idea andasse in porto, si realizzerebbe un duplice effetto: Salvini riconoscerebbe Ratzinger per quello che è, Il Pontefice, lasciando Bergoglio col cerino in mano, e nel contempo verrebbe simbolicamente incoronato dal Papa come leader politico.

Un paradosso?

Non tanto, anzi torneremmo alle origini: è bene ricordare che nell’Alto Medioevo, molto prima prima della lotta per le investiture tra Papato e Impero

Si verificò così, al principio, una curiosa interdipendenza tra il Papa e l’Imperatore: non si poteva divenire Imperatore senza essere incoronati dal Papa di Roma, e d’altra parte per alcuni secoli ogni Imperatore che avesse una certa forza rivendicava il diritto di dominare o deporre i Papi. La teoria medioevale del potere legittimo si basava sia sull’Imperatore che sul Papa;”

(Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale)

Su questo bilanciamento dei poteri tra Stato e Chiesa è costruita l’intera civiltà occidentale, fedele alla prescrizione evangelica di rendere

a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”

(Matteo 22, 21)

Un equilibrio simbiotico, quello della Cristianità, che l’Islam non ha mai posseduto né possiede oggi e che pertanto lo qualifica non come una “religione nella quale si adora il nostro stesso Dio”, come le solite “anime belle” non cessano di belare, ma come una teocrazia, nella quale è negato ogni spazio di dialogo vitale tra le istanze spirituali e quelle temporali.

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