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Uno su mille è Mustafa. Ma…gli altri?

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Ha avuto molto risalto sui giornali la notizia della violenta aggressione ai danni di una dottoressa, avvenuta nell’ospedale di Crotone, da parte di un italiano armato di cacciavite, convinto che il medico fosse il responsabile della morte di una sua parente. Il tempestivo intervento di un immigrato marocchino, Mustafa El Aoudi, che ha difeso la donna, già gravemente ferita, e bloccato l’aggressore, ha evitato il peggio:

https://www.ilmessaggero.it/italia/crotone_dottoressa_aggredita-4150977.html

https://www.huffingtonpost.it/2018/12/04/crotone-dottoressa-aggredita-a-colpi-di-cacciavite-davanti-allospedale-salvata-da-un-ambulante_a_23608350/

L’articolo del “Messaggero”, in particolare, evidenzia come il caso di Crotone sia l’ennesimo di una lunga scia di aggressioni a medici e infermieri da parte di pazienti che attribuiscono loro la morte dei parenti o atteggiamenti di negligenza, quasi sempre in modo pretestuoso.

Ironia della sorte, come mi faceva notare un amico medico, la rabbia dei famigliari si estrinseca in modo violento solo nei confronti del servizio sanitario pubblico, mai di un luminare a pagamento che magari sbaglia clamorosamente una diagnosi o un intervento chirurgico.

Il popolino non è contento del servizio pubblico offertogli gratis et amore Dei?

Volano calci e pugni, quando va bene…

Una piaga tutta italiana, questa, parallela a quella dei sempre più numerosi casi di genitori che, imbufaliti per un’insufficienza dei figli o per un richiamo disciplinare a loro carico, si permettono di picchiare gli insegnanti. A mio modo di vedere, una conseguenza degenere delle leggi scolastiche degli ultimi decenni che, facendo entrare i rappresentanti dei genitori nei Consigli di Istituto e di Classe, nel nome di un’illusoria e idilliaca collaborazione scuola-famiglia, li hanno di fatto consacrati come i nuovi padroni della scuola italiana. Padroni che, talvolta, pretendono che i figli vengano educati a scuola con gli stessi sistemi permissivi e fallimentari da loro già ampiamente utilizzati. Se poi un insegnante si permette un minimo di ragionevole rigore nei confronti dei ragazzi, o perde umanamente le staffe, i casi sono due: o parte la lettera dell’avvocato, o parte una scarica di cazzotti, come è successo anche in questi giorni, a Torino, Roma, Foggia e Gela. Così la scuola italiana, umiliata da decenni di buonismo e di teorie permissive, da struttura educativa indispensabile alla Nazione, è diventata sede di una nuova forma di dittatura: la Pedocrazia Istituzionalizzata.

Ma torniamo al caso di Mustafà, scusandomi con i lettori per il pistolotto polemico che mi ha un po’ portato fuori tema. Il nostro sito è certamente critico nei confronti dell’immigrazione islamica

incontrollata, ma fa della correttezza dell’informazione una sua prerogativa irrinunciabile, pertanto siamo più che lieti di evidenziare casi nei quali immigrati si comportano da eroi, soprattutto nei confronti di donne, come nel caso di Mustafà. Così come, poche righe sopra, siamo stati altrettanti onesti nel denunciare, senza se e senza ma, “una piaga tutta italiana”.

Ma, come riportato nella nostra “Rassegna Stampa”, persone di valore come Mustafà, che meritano di essere inserite a pieno titolo nella nostra società, sono pesantemente controbilanciate da tanti altri che delinquono nel modo più odioso, perpetuando un’atavica violenza contro le donne. E questo non può che rafforzare quanto riportato con chiarezza nella nostre “Proposte di legge”: se gli immigrati si comportano bene, devono essere accolti e integrati nella nostra società. Ma per gli altri, che stuprano e delinquono, la parola deve essere una sola: Remigrazione immediata!

In altre parole: fuori dai coglioni, con biglietto di sola andata per il Paese d’origine.

Mustafa El Aoudi

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